indice

Beatrice Meoni

 

Giglio bianco

  

L'installazione nasce per uno spazio specifico, un bastione di mura, che negli anni era stato trasformato in autofficina meccanica e poi, in tempi recenti, abbandonato e chiuso.

Lo spazio si presentava surreale; sebbene fosse parte delle antiche mura cittadine, chiuse e divenute private nel corso del tempo, era stato in parte piastrellato con mattonelle quadrate bianche, sopravvissute allo smantellamento dell'officina così come l’insegna e residui vari.

Ecco che lo spazio stesso suggerisce e porge l'immagine del tempo e dell'installazione.

Un abito da "sposa" di grandi dimensioni (alto 5 m) di garza, ricoperto di fotocopie di calendari che riproducono sul loro retro (cioè dalla parte interna del vestito) foto di modelle nude "da calendario osé" anni ‘50 e ‘80, tipiche di autofficine e altri luoghi con spiccata denotazione maschile.

L'abito è apparentemente un abito di calendari, un giglio bianco, un contributo al tempo che scorre. Solo con un’offerta e premendo un interruttore, l’abito si illumina al suo interno per qualche secondo, rivelando per trasparenza le foto e trasformandosi in un abito da sposa di donne nude.Il gioco della luce produce sul pubblico, all'oscuro del meccanismo, reazioni di stupore e talvolta di pudore. Di fronte a immagini di nudo femminile (piuttosto pudiche rispetto a quelle dei media) lo spettatore smaliziato, nella sorpresa, si trasforma in un bambino che gioca con una lanterna magica.

L'abito da sposa, giglio bianco, diventa nell'officina l'abito da sposa di donne nude che raccolgono nell'immaginario maschile un modello che ancora cozza con l'immagine della "sposa".

L'installazione fa parte di un progetto su “abiti da sposa e immaginario collettivo” e prevede l'esposizione di tre vestiti: l'abito delle sante: abito monacale da sposa che contiene le immagini prese dai santini (femminili) e con preghiere all’esterno; l'abito da sposa che contiene foto di spose da raccogliere con un bando in un piccolo paese, con le partecipazioni all’esterno e Giglio bianco. I primi due abiti non sono stati ancora realizzati.

   

 

 

Giglio bianco

Quale Fassbinder sarà mai? L'uomo senza un braccio

entra da un fioraio e dice:

Quale fiore esprime

I giorni che passano

E continuano a passare senza fine

Spingendoti

Nel futuro?

I giorni che passano

Senza fine spingendoti

Nel futuro.

E il fioraio risponde:

"Giglio bianco".

 

L.Anderson

 

"C'è chi dice: " Avanti limitati a dire ciò che intendi", che a me sembra un'idea bizzarra: ho sempre pensato che se avessi un messaggio così chiaro, lo scriverei su un foglio, poi andrei a distribuirlo a tutti all'angolo della strada: Non farei canzoni o immagini, non m'interesserebbe". 

 

L.Anderson

 

 

 

   

  

Giglio bianco

  

2004, installazione

  

H cm 400 - diam. cm 150

  
 

 

     

BEATRICE MEONI - via Fondacchi 20, 19038 Sarzana (SP)  - T 338.6007059 -  info@beatricemeoni.it    ©2004-2010