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| UN ALTRO GIORNO... “Attraversato da una nostalgia indefinita, il tempo del quotidiano è tuttavia definito da un sistema di ricorrenze. Le ricorrenze - abitudini, routines - non hanno necessariamente la veste della ripetizione, possono configurarsi come riprese”. (Paolo Jedlowski) La ripresa ha qualcosa a che fare con la partenza: ri-prendere, ri-partire. E’ Kierkegaard che ce ne parla. La ripresa è sia il tornare di qualcosa che si è già manifestato in passato, sia il proporsi rinnovato di un’occasione, di una decisione da ri-prendere. Il tempo della ripresa è il tempo della promessa. Si può riprendere a fare le cose esattamente come le si è fatte in passato, ma, al momento presente, ci è data ogni volta la possibilità di farle diversamente. La ripetizione dell’identico, sfugge del resto all’essere umano: “Nulla due volte accade né accadrà. Per tale ragione nasciamo senza esperienza muoriamo senza assuefazione”. (Wislawa Szymborska) Un uomo di spalle, la sua figura raddoppiata dalla superficie a cui è appoggiato, segue il movimento di due uomini che si allontanano. La foto, posta sul lato sinistro del quadro, lascia lo spazio nella tela, e nel pezzo a lato, come possibilità dell’andare. Tutto sembra accadere lentamente, il partire si fa necessario. Immagino questo quadro appeso sulla parete, “contro” la carta da parati che Beatrice ha scelto. Solo guardandolo al momento della sua esposizione-istallazione saprò quale strada prendere in “una settimana e un giorno”, se la possibile “elevazione” consegnata alle tele, o l’ironica – perché così mi piace pensarla – “mise en abîme” della carta da parati a fiorellini. |
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