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| DOMENICA Il tempo della festa è il tempo dell’interruzione, un taglio nella continuità dei giorni: un evento. La domenica, rossa sui calendari di una volta, divide nettamente e definitivamente, la settimana passata da quella entrante, ci fa procedere nell’agenda da un ciclo di impegni a un altro. E’ il giorno che interrompe, che crea una sospensione perché altro si dia e torni a darsi. Giorno spesso troppo lungo se si è soli, Domenica scorre via intorno a un tavolo, in un pranzo all’aperto. Qualcuno documenta, un bambino si volta e fissa il fotografo, e con lui l’obiettivo. Qualcuno si alza, qualcuno ride, le bottiglie sono semivuote, è festa. I corpi sono in movimento, più che a una foto viene da pensare al fotogramma di un film portato su una tela, film a cui è stato, ma solo per un attimo, tolto il sonoro. “E ne sarebbe valsa la pena, dopo tutto, Ne sarebbe valsa la pena, Dopo i tramonti e i cortili e le strade spruzzate di pioggia, Dopo i romanzi, dopo le tazze da tè, dopo le gonne strascicate sul pavimento E questo, e tante altre cose? – E’ impossibile dire cosa intendo! Ma come se una lanterna magica proiettasse il disegno dei nervi su uno schermo: Ne sarebbe valsa la pena Se una, accomodandosi un cuscino o togliendosi uno scialle, E volgendosi verso la finestra, dicesse: “Non è per niente questo, Non è per niente questo che volevo dire.” (T.S. Eliot) |
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