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| MERCOLEDI “Ma sebbene abbia pianto e digiunato pianto e pregato Sebbene abbia visto il mio capo (che comincia un po’ a perdere i capelli) portato su un vassoio, Io non sono un profeta – e non ha molta importanza; Ho visto vacillare il momento della mia grandezza, E ho visto l’eterno Lacchè reggere il mio soprabito ghignando, E a farla breve, ne ho avuto paura.” (T.S. Eliot) Il centro della vita quotidiana è il “qui e ora” di ogni singolo individuo. E’ difficile dire cosa sia il tempo. La cultura moderna usa rappresentarsi il tempo come una successione lineare di istanti, il moto di una freccia. Ma non è l’unica rappresentazione. Le culture tradizionali si sono rappresentate il tempo più spesso come un ciclo, secondo l’immagine di una ruota. Quelle più arcaiche come un ritmo, secondo la figura del pendolo. Ogni cultura sembra privilegiare una di queste figure, ma in realtà esse coesistono, perché tutte esprimono aspetti ineliminabili dell’esistenza. Oltre a queste figure del tempo, costruite su ricette positive, frutto di un discorso puramente intellettuale, c’è un tempo mitico che attraversa le culture e che nella nostra è trattenuto dall’arte, una certa arte, dalla letteratura, una certa letteratura. Guardo mercoledì e mi appunto un titolo che vale solo per me “l’omino gobbo dentro un grande cappotto”. Penso e scrivo, solo per me, “con la sua solita pietà bea dedica a lui il contorno più bello, una riga rossa, dei segni di una grafia antica, dei numeri. L’omino gobbo sembra seduto su un pentagramma”. Solo quando mi metto a sfogliare Angelus Novus scopro dove avevo trovato “l’omino gobbo”, è un “titolo” che Benjamin dedica a Kafka. Tutto in Kafka avviene in un tempo rarefatto, mitico. Il quotidiano è una serie di accadimenti che inchiodano a domande che non hanno risposta o la cui risposta è insopportabile. E nel saggio di Benjamin ho trovato qualcosa che parla di Kafka ma anche dell’omino gobbo sulla tela di Beatrice: “la vergogna, che corrisponde alla sua elementare purezza di sentimento, è il più forte gesto di Kafka. Ma essa ha un duplice aspetto. La vergogna, che è una reazione intima dell’uomo è anche una reazione socialmente esigente. Non è solo vergogna di fronte agli altri, ma può essere anche vergogna per loro.” (Walter Benjamin) |
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