Sabato  
SABATO

Le fotografie di per sé non conservano il significato di un evento, offrono apparenze – con tutto il peso che attribuiamo alle apparenze – estratte dal loro significato. Le fotografie di per sé non narrano, trattengono apparizioni istantanee, che, nella maggior parte dei casi suggeriscono una storia alla nostra fantasia, ma non la raccontano. Anche riportate su una tela non dicono di più della storia da cui provengono, dicono di più del momento in cui sono state prese. Una foto privata, scattata ad uso di una memoria domestica, familiare, è un “promemoria tratto da una vita mentre viene vissuta” (John Berger). Guardandola andiamo a cercare, curiosi - e un po’ increduli quando dobbiamo spingerci troppo indietro nel tempo -, la giovinezza di quelli che abbiamo conosciuto già adulti (i genitori, i nonni…) senza farci troppe domande sui particolari che descrivono il contesto. Stabiliamo con queste foto un rapporto amoroso, ci lasciamo andare a uno stato d’animo soddisfatto. Ci sembra di riconoscere qualcuno che ci è caro, ci compiaciamo di intuirne i pensieri, le paure, le speranze, ci illudiamo di capire cosa sta provando in quel momento. C’è un fondo sentimentale ineliminabile in una fotografia, e poi eliminarlo, perché?
Così, guardando l’espressione di piacere e di abbandono di un uomo immerso nell’acqua, deve essere stata una tentazione molto forte quella di riempire d’acqua tutta la tela, di creare le condizioni ottimali per quel momento di vera e propria ricreazione. Anche le righe del pezzo di quadro a lato, lasciano uno spazio libero. Il tempo è sospeso: tutto è riposo, immobilità. Non si può fare niente, solo accendere le candele dello shabbat o rimanere immersi nell’acqua.

 
 
 

  

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