|
"La fotografia è un “memento mori”.
Fare una fotografia significa
partecipare
della mortalità della vulnerabilità
della
mutabilità di un’altra persona (o di
un’ altra cosa)"
Susan Sontag
Una settimana, un
giorno, un’ora…
Questo calendario di
giorni e di ore in cui gli impegni si mescolano alle gioie, alle feste,
ai dolori, in cui la vita partecipa, in cui tutto segue e precede tutto
in ordini indefiniti, questo calendario a volte spietato, è il mio tempo
quotidiano, è il mio sguardo, la mia voce.
Le foto sono attimi
di esistenze comuni, il resto si sfalda, si mescola sulla tela
all’immaginazione, a trame raccontate da oggetti sottili che partecipano
della nostra esistenza, quasi mai da protagonisti, raccogliendo quello
che resta di un’ora.
Il tempo invisibile del fazzoletto in una
borsa, che trattiene le emozioni di un ritorno, o la tovaglia che tra
una macchia di vino e un ricamo conserva la gioia di una festa.
Un quaderno dei giorni che conserva e
trascrive nelle sue pagine il fluire delle ore e degli oggetti che
rimangono testimoni del suo passaggio.
Non c’è passato,
presente o futuro, c’è il tempo con le emozioni che porta, ora per uno,
ora per un altro, solo un battere e un levare.
[Ad ogni opera è affiancato un testo di Sandra Burchi]
|