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L’immagine prende
forma da uno scritto sullo spazio femminile di Sandra Burchi.
La stanza,
dove le memorie della Burchi bambina si affacciano per raccontare il
lavoro sommerso della madre, sarta, si trasforma nell’esilità della
garza, nel riferimento a Virginia Woolf di una stanza tutta per sé.
Racchiude tra le sue mura trasparenti la memoria di un tinello adibito a
spazio di lavoro, che riprende forma ogni sabato per indossare il suo
abito migliore: un copritavolo ricamato… Una stanza in cui il tempo
cancella e trasforma mantenendo come unico monumento una macchina da
cucire in garza…
Una stanza fragile,
segnata dai ritmi sonori della casa che la contiene. Mura impalpabili
che solo apparentemente oggettivano la presenza di uno spazio costruito
e definito, com’è quello del lavoro sommerso di una donna. |